CCC5 Contatti Opinioni Links
Progetto Fonti
Home > Opinioni > Territorio: un piano da rifare

Il Piccolo, 22 novembre 2005

Territorio: un piano da rifare

di Bruno Tellia

Per evitare che si ripetano le spaccature emerse durante il voto sulla legge del commercio, i partiti che costituiscono la maggioranza di governo regionale si sono impegnati a evitare una ulteriore fratture annunciata. quella sulla legge che fissa norme in materia di Piano territoriale regionale, approfondendone i contenuti.

In effetti l'attuale testo è criticabile, sia per l' impianto generale, che appare un misto di dirigismo e anarchia, sia per essere stato costruito attorno al Corridoio 5. Il rinvio dell 'approvazione della legge è quindi molto opportuno.

L'importante è che il dibattito non resti circoscritto all'interno della maggioranza ma si estenda a tutti i soggetti sociali, perchè il tema della gestione del territorio è fra quelli più sensibili.

Per il forte impatto che ha sulla vita della gente, è condivisa l'opinione che la pianificazione territoriale debba essere partecipata e negoziata. A tale scopo sono state collaudate specifiche metodologie pe favorire processi decisori democratici attorno a scelte che, per la loro rilevanza, non possono esser lasciate unicamente alla discrezione del potente di turno [Illy NdR].

La pianificazione territoriale è lo strumento fondamentale attraverso il quale si regolano la conservazione e la trasformazione del territorio. Da come è impostato dipendono il futuro assetto territoriale della regione, i rapporti fra le varie aree, la qualità dell'ambiente, le relazioni con le regioni confinanti, la forma degli insediamenti, le attività economiche, le infrastrutture di trasporto. Alla base della moderna pianificazione sta la visione sistemica del territorio oggetto di intervento. Un dato territorio è cioè un sistema, costruito da parti che fra loro sono interdipendenti e da reti che le collegano. Un sistema che, a sua volta, interagisce con altri esterni ad esso. Questo approccio mette in evidenza come qualsiasi intervento effettuato in una parte si ripercuota anche sulle altre , ancorchè apparentemente non interessate, e come sia necessario definire un obbiettivo generale e degli obbiettivi particolari condivisi. Tale impostazione è assente dal disegno di legge numero 154 sul quale si dovrebbe riaprire il confronto. Come già anticipato, sembra un provvedimento fato con l'obbiettivo prioritario di fissare definitivamente le opere ferroviarie del Corridoi 5 quale struttura strategica per tutto il territorio regionale alle cui esigenze viene vincolato un ampio territorio.

Non si vuole ritornare sull'argomento del Corridoio 5 che, per molti versi è chiuso: nonostante gli innumerevoli sforzi da parte della regione (non so se da ammirare per l'impegno o da biasimare per l'ostinazione), non sono state fornite argomentazioni convincenti per giustificare l'alta velocità fino a Trieste; nè credo che possa essere decisiva, per un'opera dall'impatto ambientale devastante e dai costi esorbitanti, l'ultima suggerita dall'assessore Sonego: l'alta velocità permetterà di raggiungere Ronchi in 14 minuti dalla stazione di Trieste e in 18 dalla stazione di Udine.

Si vuole invece sottolineare come, collocando al centro della politica dei trasporti regionali l'alta velocità Venezia-Trieste, la Regione da una parte rifiuta un modello di infrastrutture a rete che velocizzi i collegamenti fra i vari ambiti (basta ricordare come i quattro capoluoghi provinciali sono connessi) e che migliori le relazioni con le Regioni confinanti (basta ricordare le condizioni per arrivare in Veneto); dall'altra si pone in un vicolo cieco, non prefigurando una alternativa per la mancata, o eccessivamente rinviata nel tempo, realizzazione dell'opera. Sappiamo che non ci sono le risorse, che l'attraversamento del Carso è opera di complessa e non scontata attuazione, che l'impostazione di questo progetto ha costi sociali elevati. E allora cosa si farà? E' evidente che saranno altri amministratori a trovarsi fra le mani la patata bollente, ma è da irresponsabili ragionare in questo modo, perchè a soffrire le conseguenze di scelte sbagliate saranno i cittadini. Rinunciando al progetto di sviluppo territoriale diffuso per concentrarsi su alcune opere, che sono di di problematica realizzazione, la Regione espone sotto tutto il territorio ad alto rischio.

L'impianto complessivo della legge, infine, appare contraddittorio, da una parte prefigurando una gestione del territorio dirigistica (l'elenco delle aree demandate alla Regine è talmente vago da potere comprendere tutto) e, dall'altra, sembrando permettere ai comuni di fare quello che credono.

Home | Contatti | Progetto | Opinioni | Links | Fonti
pagina conforme: XHTML 1.0, CSSwebmaster