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Se si guarda la carta d'Europa con l'ipotesi di tracciato del futuro Corridoio 5, da Barcellona a Kiev, si
vede che l'avveniristica linea ferroviaria compie un'unica brusca svolta: giunta a Ronchi dei Legionari,
essa piega infatti verso Sud-Est, come se dovesse andare ad Atene. Poi - superata Trieste - compie
un'inversione di marcia di 180° in territorio sloveno. A questo punto, il treno parrebbe puntare verso
Salisburgo ed invece piega nuovamente verso Lubiana e Kiev.
Dati i diametri di curvatura (quasi 8 km), le pendenze massime (12 metri e mezzo per chilometro)
compatibili con la velocità di 250 km all'ora, e data anche la presenza dell'altopiano carsico, per fare
questa strana giravolta si rendono necessari circa 50 km di gallerie, senza considerare il collegamento
con il porto di Trieste.
In altre parole, stiamo ipotizzando gallerie lunghe quanto l'attraversamento delle Alpi dalla Francia all'Italia,
che ha ben altra valenza strategica per l'Europa. Il presidente Illy, e poi l'assessore Sonego, si sono convinti -
pare - che l'Unione europea si sobbarcherà gli ingentissimi costi di un tracciato che, alla fin fine, darebbe due
vantaggi alquanto relativi: 1) i passeggeri scenderebbero direttamente in Viale Miramare; 2) le merci del
nostro porto potrebbero raggiungere la nuova linea e l'Europa senza dover passare da Capodistria; obiettivi
evidentemente non strategici per l'Ue.
Invece, siccome è più razionale e infinitamente più economico che la linea Barcellona-Kiev non faccia
quell'assurdo gomito, la forza delle cose farà sì che - tutt'al più - i treni superveloci passeranno da Sistiana, o
forse da Opicina; mentre le merci supereranno il dislivello carsico su linee non ad alta velocità, oppure
andranno a Capodistria (con la quale il collegamento sarebbe agevole) e da lì nel Corridoio 5. In questo
quadro, ho l'impressione che, ad intestardirsi nel volere anche noi i nostri 50 km di gallerie, si perda solo
tempo. Pur essendo un sostenitore della sua-nostra coalizione, sono stupito che il presidente Illy definisca «una scelta che proprio non capisco» la bocciatura ministeriale del percorso da lui patrocinato (Piccolo, 29
ottobre, Economia). Eppure, le 29 pagine della Commissione di impatto ambientale erano disponibili da otto
mesi; e la Commissione scrive una cosa assai semplice: «Il tracciato dell'infrastruttura proposta si presenta
quale unica scelta. L'opzione per un'unica soluzione non è sufficientemente motivata da parte del
Proponente».
E purtroppo è così. E rincara il ministero dei Beni culturali: «Non è verificata la fattibilità con un pari progetto
in territorio sloveno, con il rischio che l'opera non possa proseguire». Anche se personalmente osteggio
l'attuale governo nazionale, non posso calpestare la tecnica, che mi dà da vivere, e quindi devo ammettere
questi due errori del centrosinistra: primo, ci sarebbero state altre soluzioni possibili, e non ne abbiamo
soppesato adeguatamente i costi ed i benefici; secondo, il 23 febbraio 2001, in vista dell'adesione della
Slovenia all'Ue, siamo riusciti a far accettare informalmente al ministro sloveno dei trasporti una soluzione
ferroviaria per loro sfavorevole (la famosa inversione a «U» in galleria, in territorio sloveno, che ad essi non
serve a nulla).
Ma, a questo punto, da parte nostra, intestardirsi ulteriormente non è più ammissibile, credo. A mio parere, il
presidente Illy ha sempre lavorato sodo e spesso bene, ma ha finito per circondarsi anche di qualche tecnico
che non approfondisce a sufficienza i problemi, accettando progetti preconfezionati; in un paio di occasioni,
ha inoltre manifestato difficoltà a prendere atto che essi erano nati male. Penso al caso dei parcheggi
sotterranei di Piazza Unità e di Ponterosso. In un'intervista giornalistica del dicembre '95, l'allora sindaco
aveva per esempio dichiarato di essersi rassegnato al fallimento del progetto di Piazza Unità, perché ormai «convinto che quella realizzazione non fosse perfettamente sicura e per arrivare alla sicurezza si sarebbe
dovuto deturpare la piazza», mentre nel giugno scorso, con Roberta Giani del Piccolo, si è vivamente
rammaricato - all'opposto - di aver commesso l'«errore» di non aver realizzato quello stesso progetto «che
era valido tecnicamente» (mentre non lo era). Stavolta, non si intestardisca con questo tracciato del Corridoio
5, perché non ce lo lasceranno fare.
Livio Sirovich
* Ricercatore dell’Ogs, Istituto nazionale di oceanografia sperimentale