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Home > opinioni > CARO ILLY, IL CORRIDOIO 5 È SBAGLIATO

Il Piccolo, 02 novembre 2005

I PROBLEMI TECNICI

Caro Illy, il Corridoio 5 è sbagliato

di Livio Sirovich*

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Se si guarda la carta d'Europa con l'ipotesi di tracciato del futuro Corridoio 5, da Barcellona a Kiev, si vede che l'avveniristica linea ferroviaria compie un'unica brusca svolta: giunta a Ronchi dei Legionari, essa piega infatti verso Sud-Est, come se dovesse andare ad Atene. Poi - superata Trieste - compie un'inversione di marcia di 180° in territorio sloveno. A questo punto, il treno parrebbe puntare verso Salisburgo ed invece piega nuovamente verso Lubiana e Kiev.
Dati i diametri di curvatura (quasi 8 km), le pendenze massime (12 metri e mezzo per chilometro) compatibili con la velocità di 250 km all'ora, e data anche la presenza dell'altopiano carsico, per fare questa strana giravolta si rendono necessari circa 50 km di gallerie, senza considerare il collegamento con il porto di Trieste.
In altre parole, stiamo ipotizzando gallerie lunghe quanto l'attraversamento delle Alpi dalla Francia all'Italia, che ha ben altra valenza strategica per l'Europa. Il presidente Illy, e poi l'assessore Sonego, si sono convinti - pare - che l'Unione europea si sobbarcherà gli ingentissimi costi di un tracciato che, alla fin fine, darebbe due vantaggi alquanto relativi: 1) i passeggeri scenderebbero direttamente in Viale Miramare; 2) le merci del nostro porto potrebbero raggiungere la nuova linea e l'Europa senza dover passare da Capodistria; obiettivi evidentemente non strategici per l'Ue.
Invece, siccome è più razionale e infinitamente più economico che la linea Barcellona-Kiev non faccia quell'assurdo gomito, la forza delle cose farà sì che - tutt'al più - i treni superveloci passeranno da Sistiana, o forse da Opicina; mentre le merci supereranno il dislivello carsico su linee non ad alta velocità, oppure andranno a Capodistria (con la quale il collegamento sarebbe agevole) e da lì nel Corridoio 5. In questo quadro, ho l'impressione che, ad intestardirsi nel volere anche noi i nostri 50 km di gallerie, si perda solo tempo. Pur essendo un sostenitore della sua-nostra coalizione, sono stupito che il presidente Illy definisca «una scelta che proprio non capisco» la bocciatura ministeriale del percorso da lui patrocinato (Piccolo, 29 ottobre, Economia). Eppure, le 29 pagine della Commissione di impatto ambientale erano disponibili da otto mesi; e la Commissione scrive una cosa assai semplice: «Il tracciato dell'infrastruttura proposta si presenta quale unica scelta. L'opzione per un'unica soluzione non è sufficientemente motivata da parte del Proponente».
E purtroppo è così. E rincara il ministero dei Beni culturali: «Non è verificata la fattibilità con un pari progetto in territorio sloveno, con il rischio che l'opera non possa proseguire». Anche se personalmente osteggio l'attuale governo nazionale, non posso calpestare la tecnica, che mi dà da vivere, e quindi devo ammettere questi due errori del centrosinistra: primo, ci sarebbero state altre soluzioni possibili, e non ne abbiamo soppesato adeguatamente i costi ed i benefici; secondo, il 23 febbraio 2001, in vista dell'adesione della Slovenia all'Ue, siamo riusciti a far accettare informalmente al ministro sloveno dei trasporti una soluzione ferroviaria per loro sfavorevole (la famosa inversione a «U» in galleria, in territorio sloveno, che ad essi non serve a nulla).
Ma, a questo punto, da parte nostra, intestardirsi ulteriormente non è più ammissibile, credo. A mio parere, il presidente Illy ha sempre lavorato sodo e spesso bene, ma ha finito per circondarsi anche di qualche tecnico che non approfondisce a sufficienza i problemi, accettando progetti preconfezionati; in un paio di occasioni, ha inoltre manifestato difficoltà a prendere atto che essi erano nati male. Penso al caso dei parcheggi sotterranei di Piazza Unità e di Ponterosso. In un'intervista giornalistica del dicembre '95, l'allora sindaco aveva per esempio dichiarato di essersi rassegnato al fallimento del progetto di Piazza Unità, perché ormai «convinto che quella realizzazione non fosse perfettamente sicura e per arrivare alla sicurezza si sarebbe dovuto deturpare la piazza», mentre nel giugno scorso, con Roberta Giani del Piccolo, si è vivamente rammaricato - all'opposto - di aver commesso l'«errore» di non aver realizzato quello stesso progetto «che era valido tecnicamente» (mentre non lo era). Stavolta, non si intestardisca con questo tracciato del Corridoio 5, perché non ce lo lasceranno fare.

Livio Sirovich
* Ricercatore dell’Ogs, Istituto nazionale di oceanografia sperimentale

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