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26 giugno 2007

Un diabolico enigma

di Gianfranco Pellegrini

Chiuso finalmente nell’intima solitudine della propria stanza il politico ripercorre gli eventi salienti delle ultime ore. Il cementificio a Torviscosa non si fa. Egli è il principale artefice di questa scelta e nella sua memoria recente si alternano i “Bene, bene!” che accompagnano la soddisfazione dei comitati contrari all’opera e i “Male, male!” che gli trasmettono il biasimo di industriali e imprenditori. Guarda la propria immagine riflessa dallo specchio finché la oggettiva al punto che la stessa gli appare come una figura diversa da quella del sè con cui ha confidenza, giungendo a rappresentargli qualcuno a cui molto tempo prima, non ricorda più in che occasione, lui aveva chiesto: “…Dunque tu chi sei?”. E mentre alla sua mente affiorano turbolenti i titoli dei prossimi pubblici impegni, TAV, rigassificatori, vetrificio… dal fondo dello sguardo specchiato ribolle la risposta: “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”.

Il politico ha letto di filosofia ma, forse, non quanto basta per risolvere quell’apparente paradosso. Gli è arduo comprendere come si possa perseguire uno degli estremi praticando il suo esatto contrario. Forse, ciò che è Bene per alcuni (comitati, ecologisti, territorio) può essere Male per altri (industriali, mondo degli affari). Oppure, il Bene fatto verso alcuni oggi, bloccando il cementificio, potrebbe essere compensato dal Male fatto verso gli stessi domani, favorendo il Corridoio 5. Il politico si accorge, però, che con questi ragionamenti non fa altro che banalizzare l’enigma, del quale la caratteristica peculiare è proprio la compresenza attiva di entrambi gli opposti. E a questo puntualmente lo richiamano i suoi compagni di partito, vale a dire alla pratica di quell’arte che lui, nel caso del cementificio, prendendo palesemente le parti di una delle componenti in campo, ha per un momento abbandonato. Si tratta di un’arte tramite la quale deve estrinsecarsi l’apparenza che il proprio agire sia svolto per il perseguimento del Bene di tutti e non solo di alcuni.

Ci vogliono grandi doti, per questo. E’ necessario non solamente saper smussare gli spigoli delle proprie posizioni o avere la capacità di accettare compromessi riguardo alle convinzioni personali ma, alle volte, bisogna giungere ad attraversare i confini posti dalle diverse visioni del mondo, entrare nel campo dei propri alleati, finanche dei propri avversari, confondersi con loro. Bisogna insomma sapersi trasformare perché la vis dell’enigma possa sussistere: e nessuno può negare che lui sia maestro in quel settore. A volte basta una parola. A volte anche meno. Non è forse vero che, già con le sole cinque lettere del termine ‘infra’, egli sta ponendo le basi per le sue future schermaglie politiche? Tanta è infatti la differenza che, secondo lui, con cristallina coerenza può, nello stesso tempo, sia dare ragione della sua contrarietà alla realizzazione di un impianto come il cementificio, in quanto “struttura” privata, sia consentire il sostegno a un’opera come la TAV, in quanto “infrastruttura” di impatto sociale più generale.

Rinfrancato da questi ragionamenti, il politico sorride alla propria immagine riflessa nello specchio. Le redini dell’autocontrollo sono nuovamente nelle sue mani e lui è di nuovo tutto d’un pezzo. L’enigma placa il suo diabolico disturbo. Distogliendo lo sguardo dallo specchio, appena un’ombra di dubbio lo sfiora quando la catena dei pensieri tocca l’argomento del perché lui si sfianchi per tutto questo. Ma è un attimo, un brivido, poi apre la porta e se ne va. Non è proprio il caso di preoccuparsi per l’anima di un piccolo Faust della Bassa!

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