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Il Gazzettino, 24 marzo 2008 Sull'alta velocità tante belle parole ma pochi fatti certidi Dario Predonzan
Nel
recente incontro a Porpetto con il sindaco e i comitati "No Tav", il
presidente della Regione ha proposto un confronto pubblico tra tecnici,
economisti ed esperti dei trasporti sulla spinosa questione della linea
ferroviaria ad alta velocità prevista tra Venezia e Trieste (con
prosecuzione verso Lubiana ed il confine ucraino). Confronto che
dovrebbe essere promosso e moderato - secondo Illy - da un soggetto
"terzo", quale il Comitato promotore Transpadana. È bene chiarire,
per chi non lo sapesse, che il Comitato Transpadana terzo non è
affatto, trattandosi di un'organizzazione (a suo tempo presieduta
proprio da Illy) nata per promuovere appunto la realizzazione delle
linee ad alta velocità nel Nord Italia. Quali garanzie di equilibrio e
par condicio, tra le diverse opinioni in merito alla Tav, possa dare un
confronto promosso da un simile soggetto, è quindi facile immaginare. La
proposta illyana sembra iscriversi perciò tra le tante di tipo
prettamente propagandistico emerse in questa campagna elettorale: e
chissà quante altre ne arriveranno. "Alta velocità completamente
finanziata", esultava ad esempio - giorni fa - sulla stampa l'assessore
regionale alle infrastrutture Sonego. Il riferimento era
all'approvazione, da parte del Parlamento, del Contratto di programma
2008 tra lo Stato e RFI, che stanzia tra l'altro 22 milioni di Euro per
la progettazione della linea TAV Trieste-Divaccia e 24 milioni per la
Ronchi-Trieste. Con l'aggiunta dei 74,7 milioni del contributo
europeo, saranno quindi disponibili in totale 120,7 milioni di euro,
per le tratte da Ronchi a Divaccia, ma soltanto per la progettazione. Giova
ricordare che il costo complessivo della Venezia-Trieste è stimato dal
ministro per le Infrastrutture, Di Pietro (nel documento sulle
infrastrutture "strategiche" divulgato nel novembre 2006), pari a 6.129
milioni di Euro, comprensivi di progettazioni e costruzione. Di questi
ne erano allora disponibili solo 48,4. Per la Trieste-Divaccia, le
stime sui costi non sono state invece finora divulgate. Ci sono
quindi, in sostanza, altri 48 milioni disponibili per le sole
progettazioni della Venezia-Trieste, da aggiungersi ai 48,4 dichiarati
da Di Pietro. In totale fanno 96,4 milioni, cioè l'1,57 per cento dei
6.129 complessivi. Ne rimangono perciò 6.032,6 da reperire, per
l'effettiva costruzione dell'opera. Più un numero imprecisato di
miliardi di euro per la Trieste-Divaccia. Da dove possano arrivare
risorse di tale entità, e quando, non è dato sapere. Men che meno
si comprende quanti anni occorrerebbero, ammesso di riuscire a reperire
i miliardi di euro necessari, per portare a compimento l'opera: c'è di
mezzo il problemino rappresentato dall'attraversamento in tripla
galleria dell'altopiano carsico da Monfalcone a Divaccia (oltre 50 km
in un sottosuolo in gran parte ignoto). Complicazioni ed imprevisti di
natura geologica ed ambientale sono tutt'altro che improbabili e sono
stati ripetutamente denunciati, non soltanto dagli ambientalisti. La
realtà appare quindi alquanto lontana dal trionfale annuncio
soneghiano, mentre del tutto fuori della realtà appaiono i dieci anni
"almeno" di lavori preconizzati da Illy per il completamento
dell'opera. E' facile prevedere che in clima preelettorale saranno
diffuse molte altre pseudo-notizie del genere. Si continua infatti
a spacciare la nuova infrastruttura come linea ad "alta capacità"
destinata al traffico misto, passeggeri e merci, senza che nessuno si
preoccupi di spiegare in che modo treni merci lenti possano convivere
sugli stessi binari con treni passeggeri ad alta velocità (da 250 km/h
e oltre). Non è certo un caso che, ad esempio, le linee TAV francesi e
spagnole siano riservate esclusivamente al traffico passeggeri. In
sostanza si chiede ai cittadini un atto di fede nella capacità
taumaturgica della nuova infrastruttura di assorbire - di per sé sola -
"quote importanti" di traffico merci su rotaia. Quanto importanti, non
è dato sapere. Il fatto è che l'unica analisi "strategica" sul
Corridoio 5, sia a tutt'oggi quella (reperibile anche nel sito internet
della Regione) commissionata alla società Scott Wilson Business
Consultancy dall'Iniziativa Centroeuropea. Questo studio, da un lato
prevede il completamento dell'intera linea Tav Lione-confine ucraino
entro il 2015 (cosa che neppure i più sfrenati ottimisti osano
sussurrare). Dall'altro lato, Scott Wilson dà per scontato che il
volume complessivo del traffico merci su strada crescerebbe comunque in
misura consistente, anche dopo un trentennio dall'entrata in servizio
della nuova ferrovia: da circa 166 milioni di tonn/km nel 2015 a 263
milioni nel 2045 (un aumento del 60 per cento), mentre nello scenario
"senza Tav" le merci su gomma crescerebbero da 174 a 275 milioni di
tonn/km (più 62 per cento). E sì che di interventi molto più
semplici, meno costosi e ambientalmente meno invasivi, di
ammodernamento delle linee esistenti se ne potrebbero fare tanti e
subito, per aumentare la capacità attrattiva del trasporto su ferro
rispetto alla gomma: il raddoppio della linea Udine-Cervignano, il
binario (sei km!) tra i porti di Trieste e Capodistria, gli interventi
impiantistici per l'aumento (da 180 a 250 treni/giorno) della capacità
sulla Venezia-Trieste, ecc. Senza contare che il problema vero, in
Italia, non sono tanto le carenze infrastrutturali, quanto quelle
organizzative dei gestori e gli inammissibili squilibri normativi e
tariffari a favore del trasporto su gomma. Non è certo un caso,
infatti, se le linee ferroviarie esistenti in Friuli Venezia Giulia - e
lo scalo di Cervignano - sono utilizzate oggi molto al di sotto della
loro capacità.
Dario Predonzan Responsabile settore territorio Wwf Fvg
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