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Messaggero Veneto, 13 dicembre 2006 Tav, decisioni imposte e tanti interrogatividi Alvaro Pascoli Negli ultimi giorni sulla stampa locale sono apparsi
interventi di amministratori pubblici che riguardano il fantomatico "progetto"
della Tav che dovrebbe attraversare la nostra regione.
Si biasimano i sindaci e le amministrazioni comunali che
non hanno approvato, con modalità diverse, il protocollo - proposto?, imposto? -
dell'assessore regionale Sonego. Un protocollo che, si dice, avrebbe potuto
proporre un tavolo tecnico dove confrontarsi sull'ipotesi di tracciato - quale?
- della Tav. Nello stesso protocollo si dice anche che chi non firma è fuori del
tavolo tecnico, alla faccia della tanto decantata democrazia.
Mi chiedo anche a cosa serva un tavolo tecnico se poi il
tutto passa sotto la cosiddetta "Legge Obiettivo", legge che esautora gli
amministratori pubblici di ogni decisione in merito. Quindi se non c'è lo
stralcio del progetto da quella legge, il tutto si riduce a uno scambio di
opinioni senza seguito.
La Regione, per bocca dell'assessore Sonego e di consiglieri
regionali, ha detto che in ogni caso "si deve fare" e non si è posta mai il
problema se ci sia veramente bisogno di farla o se ci siano anche alternative,
peraltro supportando il tutto, non con dati e relazioni tecniche, ma con le
solite parole che il tutto viene dall'Europa, con il progresso, i camion su
ferrovia eccetera.
Faccio alcune considerazioni:
1) Cosa dovrebbe discutere un sindaco al tavolo tecnico, se
poi in ogni caso la Tav si deve fare, anche con la clava della "Legge obiettivo"
sulla testa? Come mai solo negli ultimi mesi il tutto è stato messo in
discussione, quando il tutto era già noto da tempo in Regione? Come mai non
esiste - o sì? - un tracciato completo della Tav in Italia, specie quello
riguardante il Corridoio 5?
Non credo che si possa costruire una casa presentando i progetti di un piano per volta. 2) Sempre la storia Europa, chiunque può leggersi le leggi europee riguardo a trasporti e corridoi europei, e proprio quelle citate nel cosiddetto protocollo d'intesa parlano di ammodernamento e miglioramento dei trasporti e non obbligatoriamente di Tav. I cittadini oggi sanno leggere e informarsi, anche se forse a qualcuno non piace. 3) I camion su ferrovia. Come mai sulla nuova linea ferroviaria Pontebbana, costruita secondo i criteri di trasporto europei, che doveva anche essere lo sviluppo dei porti dell'Alto Adriatico, il traffico ferroviario è in stallo se non addirittura in calo, mentre quello autostradale è in continua crescita? Levare l'inquinamento dalle strade è giusto, ma si dice quanto consuma un treno Tav? Le attuali linee ferroviarie sono alimentate a 3.000 volt, la Tav avrà bisogno di linee alimentate a 23 o 25.000 volt, quanto combustibile bisognerà importare e consumare per produrre tale energia? Quanti elettrodotti bisognerà costruire? Se poi si dice che
già adesso il traffico è congestionato, e si vuole costruire la terza corsia,
preventivando addirittura una quarta, e se il tempo di costruzione della nuova
ferrovia viene preventivato in 15 o 20 anni di lavoro, cosa si fa nel
frattempo?
A questi problemi finora nessun sostenitore della Tav ha dato risposta, sarebbe forse ora che ci si confronti pubblicamente su queste problematiche. Due parole poi ai vari "autonomisti" friulani, triestini e
altri che, a quanto sembra, non riescono a vedere fuori del loro orticello: a
cosa mi servono la lingua e la cultura friulana se poi devo vivere in un
territorio sconvolto e disastrato sia materialmente sia culturalmente? Alvaro Pascoli Cervignano |
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