CCC5 Contatti Opinioni Links
Progetto Fonti
Home > opinioni > i friulani sono buoni

Messaggero Veneto, 3 marzo 2007

I friulani sono buoni

di Gianfranco d'Aronco

I friulani sono buoni. Non è detto che la qualifica di "buono" suoni sempre come una lode. Certo: "una buona persona" si sa cosa voglia dire. E anche "un buon diavolo". "La buona terra" è la terra che rende. "Buono!" suona come un ammonimento a stare calmo. "Buona notte" sta per "felice". "Un'anima buona" è anche caritatevole e pia, mentre "una buona donna" può generare equivoci. I friulani sono talmente buoni che non si ribellano mai, "Perfetti per sobrietà e compostezza", li definì un tale, annunciando la rivoluzione che sappiamo (Udine, 1922).

Andiamo con ordine nel seguire il disordine. Viviamo gli anni dello "sviluppismo", cioè della continua invenzione di nuovi bisogni. Eppure vivere bene, c'insegna Latouche, non vuol dire correre sempre più. L'economia va rimessa al suo posto, "come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo". E un altro autorevole pubblicista, Pallante: è venuto il momento "di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive".

Parole al vento. Qua da noi si è annunciato un bel giorno che - pena essere tagliati fuori dall'Europa - dovrebbe nascere nel Nord Italia un mostro chiamato Tav, fatto di terrapieni, massicciate, gallerie, sovrappassi, viadotti e interrati. Per volere di qualche onnipotente, un enorme corridoio a quattro binari (?) dovrebbe collegare la Spagna all'Ucraina, passando (vedi caso) per mezzo Friuli e perciò mandando all'aria fra l'altro tutta la Bassa, fatta di campagne e di centri abitati: insomma un ampio devastante corridoio in casa nostra. Il fatto che la pista ciclopica non servirebbe per nulla al Friuli, tagliato in due da una vera e propria servitù di passaggio - dato che fra Venezia e Trieste ci sarebbe sì e no un'unica sosta - non turba i sostenitori delle Grandi opere, cioè dei Grandi affari (qualcuno ha scritto che Alta velocità o Alta capacità vuol dire Alta voracità. Ma si legga il libro "Corruzione e alta velocità" del giudice Imposimato). Si afferma - da Prodi a Padoa Schioppa a Costa - che senza il corridoio l'Italia rimarrebbe bloccata. A dire il vero, finora bloccati sono solo i pendolari, con i treni che vanno quotidianamente a ritmo ritardato: in compenso i biglietti subiranno in autunno un nuovo aumento del 10 per cento, dopo quello pure del 10 scattato a gennaio. La prospettiva di un doppio traforo di 25 chilometri sotto il Carso, poi, con accessi annessi e connessi, basterebbe da sola a optare se mai (se mai) per la soglia di Gorizia: oltre a tutto, un'ipotenusa al posto di due cateti. Ma la più elementare logica suggerisce invece un rafforzamento e uno sfruttamento maggiore delle linee esistenti, a cominciare dalla Pontebbana, oggi utilizzata solamente a metà. Sono considerazioni sensate, e perciò cadute nel vuoto. Particolare interessante: la Regione (cioè noi) sarebbe disposta, per bocca del presidente, a finanziare per una parte il progetto, magari con il concorso delle Autovievenete. Il competente assessore regionale (di sinistra) tiene di riserva la così detta "legge" "obiettivo" (di destra). Agendo con destrezza, ha cercato più volte di mettere all'angolo (di un tavolo aperto per la bisogna) i conturbati sindaci direttamente interessati: ma ne aveva invitati 15 su 32. Senonché la partita è rimasta apertissima. Intanto il ministro per l'ambiente Pecoraro Scanio ha invitato gli impazienti alla calma. Senza contare (questa è una bella notizia) che da altra fonte governativa si è fatto sapere che, per la intera tratta da Milano a Trieste, non c'è ancora un euro. Ciliegina sulla torta. L'Alta velocità viene a costare in Francia un quarto rispetto all'Italia: per Parigi-Alsazia Lorena 16,6 milioni (di euro) al chilometro; per Torino-Milano 62. Senza contare che fra tre anni (scrive il maggior quotidiano economico-finanziario) avremo "una rete ad Alta velocità, ma non abbastanza treni, né per questa né per i pendolari".

Una doccia scozzese dopo l'altra. Andiamo in Carnia. Ai carnici si è annunciato la necessità assoluta di realizzare, con l'impatto ambientale che ognuno immagina, un elettrodotto in partenza da Würmlach per Somplago. L'idea è degli industriali Pittini e Fantoni, che così disporrebbero di energia a prezzo più conveniente (per poi magari rivenderla, ma questo non si sa). "Senza elettrodotto", ha dichiarato l'un d'essi, "la mia azienda chiuderebbe". Recentemente i due imprenditori - apprezzabili comunque per ciò che di positivo hanno costruito in questi anni - annunciano un nuovo tracciato, sempre aereo, ma meno impattante. "Timeo danaos".

Analoga proposta di un elettrodotto viene presentata in partenza dalla Slovenia, con relativi sfregi alle valli del Natisone, sino a oggi intatte nella loro dignitosa povertà, perché colpevolmente trascurate dai governi centrali.

Ma per la Carnia si pensa a un altro regalo: un'autostrada che congiunga Amaro a Tai di Cadore. Il tracciato di 85 chilometri si snoderebbe parte nell'alveo del Piave e parte in sede, in viadotti e in gallerie. I timori per l'ambiente, ha detto un tecnico assunto all'uopo, non sono che "ecofandonie, figlie di retaggi ideologici". C'è già un concreto interessamento delle associazioni industriali che mordono il freno, nonché il pronto appoggio "strategico" delle Regioni. È dunque in vista una nuovo corridoio di passaggio (costo oltre 2 miliardi di euro) che serve non al territorio, ma solo a violentare bellezze naturali, unica industria per il turismo. "Un danno irreparabile per l'ambiente": così si sono espressi i diretti interessati. I quali guardano alla Val Canale e al Canal del Ferro, che dal 1990 in qua hanno visto l'esodo di migliaia di abitanti. A tale spopolamento non è certo estranea, tra l'altro, la costruzione dell'autostrada, che ha lasciato fuori dai flussi turistici quasi tutti i Comuni fra Moggio e Tarvisio. In Carnia, affermano i carnici (e i tecnici), non occorrono né sbancamenti né trafori né bretelle; non occorrono le Grandi opere (il progetto è stato definito, pardon, una cosa oscena). Si risistemi una buona volta la statale esistente, in attesa da decenni, con allargamenti e varianti. Ma per fortuna anche qui si fa sapere da Bruxelles che non ci sono soldi.

I politici di turno che capitano qui da noi sono tutti generosi di elogi per il Friuli, "esempio per la nazione". Ma dopo le parole, i fatti: come quelli sopra illustrati e altri ancora. E noi dovremmo tacere.

Home | Contatti | Progetto | Opinioni | Links | Fonti
pagina conforme: XHTML 1.0, CSSwebmaster