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Messaggero Veneto, 24 ottobre 2007 Regioni del Nord contro Pecoraro ScanioFriuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Lombardia e Liguria contestano il blocco delle autorizzazioni per la viabilità e la logistica Lodovico Sonego: ancora troppo lontana la liberalizzazione del sistema ferroviario VERONA. Federalismo infrastrutturale: è in sintesi la proposta-provocazione lanciata ieri dalle cinque regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia) che si sono riunite a Verona. L’obiettivo è sbloccare la realizzazione delle grandi opere che rappresentano l’elemento chiave della questione settentrionale. La proposta ruota attorno alla richiesta fondamentale di maggior potere per scegliere, trovare sul mercato le risorse finanziarie e realizzare le opere strategiche. Opere che sono richieste - è stato coralmente sottolineato - dai singoli cittadini e dalle piccole e medie imprese. Nel mirino degli assessori ai trasporti è finito il ministero dell’ambiente di Alfonso Pecoraro Scanio, accusato apertamente di bloccare le procedure per le nuove infrastrutture. Sono stati inoltre evidenziati alcuni aspetti di fortissima criticità rappresentati degli innumerevoli e costosissimi contenziosi, spesso dal destino incerto, e dalla complessità delle procedure di approvazione. Il summit scaligero, promosso da Federmobilità e Italia in Movimento, si è concluso con l’annuncio della imminente stesura di un manifesto delle Regioni del nord. Manifesto che si articolerà sui seguenti punti chiave: poteri di scelta e di realizzazione delle infrastrutture; federalismo fiscale, che riguardi da subito Tpl e ferrovie locali, quindi dai porti si allarghi alle grandi infrastrutture; “Eurovignette” ovvero fissazione di percentuali minime di prelievo mirato sui pedaggi autostradali da destinare al finanziamento di ferrovie; chiusura dell’Anas. Secondo Luigi Merlo, assessore ai trasporti della Liguria, che ha promosso il summit di Federmobilità a Verona, i progetti per opere in tutto il nord evidenziano un fabbisogno finanziario pari a 100 miliardi di euro, con un costo ormai insopportabile derivante dal deficit logistico. Merlo ha citato il caso delle fusioni fra multiutilities nel nord come esempio da seguire anche nel campo dei trasporti e delle infrastrutture. Per Daniele Borioli, del Piemonte, è essenziale un nuovo ruolo della finanza: «Siamo ancora lontani - ha affermato - da un vero impegno sulle infrastrutture, anche se la Cassa depositi prestiti ha aperto una linea di lavoro sul project finance e la Compagnia San Paolo ha avviato importanti studi sul tema dei collegamenti fra porti e retroporti. E’ necessario - ha concluso - che si crei un federalismo dei poteri per costruire un sistema di governo adatto alla realizzazione». Per Raffaele Cattaneo, assessore della Lombardia, la questione infrastrutture è il cuore della questione settentrionale. Ciò è dimostrato dallo squilibrio fra il Pil che vede le regioni del nord ai primi posti, e la dotazione infrastrutturale che le relega agli ultimi. Centro destra e sinistra riformista - ha detto - registrano su questi temi identiche vedute. E’ quindi necessario spingere ancora di più il federalismo che «articola il Paese e non lo disarticola». Secondo Renato Chisso (Veneto) questa convergenza esiste perché è la gente e la piccola impresa che lo chiedono. In Veneto ci sono infrastrutture finanziate per 3,5 miliardi di cui solo 430 milioni derivanti da risorse pubbliche. Inoltre in approvazione figurano 3,1 miliardi con soli 100 milioni di risorse regionali. Ma il blocco - ha denunciato Chisso - è a Roma e in particolare il ministero dell’ambiente. Queste opere devono trovare rapidamente posto nelle procedure della legge obiettivo. L’assessore del Fvg, Lodovico Sonego, è intervenuto sul tema delle liberalizzazioni ferroviarie, accusando di eccesso di formalità e di scarsa sostanza la dichiarata apertura del mercato italiano. Il summit si è concluso con l’intervento del presidente di Federmobilità, Alfredo Peri, assessore ai trasporti dell’Emilia Romagna, che ha sottolineato come le infrastrutture nel Nord non siano solo necessarie per soddisfare la domanda nazionale ed evitare peraltro un rischiosissimo black out della mobilità, ma specialmente per proiettare il Paese in uno scenario globale di competitività. |
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