|
Il Manifesto, 22/07/2007
LA LETTERA SMARRITA
di Guglielmo Ragazzino Il
mondo politico è diviso in tema di pensioni. Le maggioranze
benpensanti – a destra e a sinistra – temono che il costo
di una decina di miliardi in dieci anni, per rallentare i tempi per
fissare il prolungamento dell’età di lavoro, sia troppo
elevato. Si trascura il fatto che, con un ritardo di qualche anno, i
conti per l’Inps tornerebbero in pari, nel senso che dopo il 2011
l’istituto pensionistico, applicando la scaletta spenderebbe di
meno di quanto avrebbe speso con lo scalone. Ma teniamo per buona la
cifra di 10 miliardi. Qualcuno ha notato che un spesa con un
ordine di grandezza dieci volte superiore è prevista per gestire
il programma di infrastrutture –per parlar chiaro: la Legge
obiettivo, che Romano Prodi ha ereditato da Silvio Berlusconi –
allegata ancora recentemente al Documento di programmazione economico
finanziario Dpef. Si potrebbe aggiungere che mentre i fannulloni
58enni, la vergogna del paese, producono come massimo danno il
riscaldamento di una panchina ai giardinetti, le spese per opere
grandiose e trafori, raddoppi autostradali e gallerie sotto Firenze,
sono altrettanti colpi irrimediabili ai nostri impegni, in applicazione
del protocollo di Kyoto, con un costo protratto nel tempo e in aumento:
tanto per le opere in sé che per la connessa crescita di
trasporti e della conseguente alterazione del clima. Così
è partita una lettera, destinata a sperdersi presto nei meandri
dei ministeri romani. Nei fatti, la cosa è andata così:
il gruppo di lavoro Movitalia, ha preparato per il Wwf italiano un
materiale in base al quale Fulco Pratesi, che ne è il presidente
onorario, ha scritto l’11 luglio, a Prodi e a vari suoi ministri,
una lettera aperta, archiviata (o perduta) troppo presto. Tra i passi
della lettera en citiamo uno, molto serio: “… Il governo
da Lei presieduto vuole realizzare opere per oltre 118 miliardi di euro
(ricorrendo anche a finanziamenti comunitari e privati) e ci domandiamo
se la qualità delle risorse destinate (…) e la
qualità delle scelte preconizzate, senza una logica coerente,
intelligibile, non induca preoccupazioni, non tanto per i problemi
ambientali ad esse connessi, ma per quelli economico-finanziari, legati
all’aumento del debito pubblico e al peso sempre più
rilevante che ha, in questo quadro, la spesa per
interessi…”. La politica prevalente, nel nostro
paese, è molto classista. Una spesa per pensioni, anche se si
tratta di un anticipo che sarà restituito, come nel caso in
discussione, viene ricoperta di accuse molto pesanti, molto ingiuste:
egoismo, scarso senso dello stato. Invece i miliardi da spendere per
opere strampalate – e prive di ogni democrazia di decisione
– sono approvati come una manna benefica caduta sopra un popolo
affamato. Qualsiasi opera arricchisce qualcuno, questo è il vero
principio di governo. E una spesa che non arricchisce nessuno, anche se
serve a far stare un po’ meglio tanti, ecco una spesa che non
serve a niente.
|