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| Home > NEWS >Italia contro Slovenia. Il Corridoio V divide i paesi che dovrebbe unire | ||||||
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Il Gazzettino, ,19 Maggio 2007 Italia contro Slovenia. Il Corridoio V divide i paesi che dovrebbe uniredi Irene Giurovich Udine
Oggetto della contesa: un'infrastruttura, accessoria al Corridoio, che non entra in funzione a causa di appena 8 chilometri di tratta italiana rimasta sul progetto. Avrebbe dovuto movimentare 5 milioni di Teu l'opera della Terminal Corridor V, società di capitali con sede a Lubiana, ma a forte partecipazione internazionale. Sono arrivati ai ferri corti i due paesi, tanto che la società concessionaria ha dato il via davanti al Tribunale civile di Lubiana a un'azione di responsabilità contro l'Italia per la mancata attuazione del diritto comunitario. Il Tribunale decide di rimettere la questione alla Corte di giustizia della Comunità europea: sugli scranni volti noti, dal rettore dell'università di Udine Furio Honsell, al sindaco del capoluogo friulano Sergio Cecotti, dal presidente della Provincia, Marzio Strassoldo, al presidente della Camera di commercio di Udine, Adalberto Valduga. Non è uno scherzo. Semplicemente una simulazione di un procedimento andato in scena a Udine per iniziativa del Dipartimento di scienze giuridiche. Le parti, avvocati che rappresentano l'Italia, da un lato, e il Terminal dall'altro, avevano le toghe degli studenti di diritto internazionale privato afferenti alla laurea specialistica in Giurisprudenza. Una lotta di argomentazioni e di citazioni di articoli e regolamenti che ha fatto sembrare, per un attimo, di trovarsi in una vera aula della Corte . A rivelare che, in realtà, non si rischiava affatto un provvedimento cautelare, si intromettevano i richiami, rigorosi ma ironici, del rettore, nei panni del presidente della Corte , che bacchettava gli avvocati in erba se solo non si attenevano ai tempi concessi. Si sa che a Strassoldo il tema del Corridoio V fa venire l'ulcera, ed è forse per questo che se n'è andato prima della lettura della sentenza (si scoprirà però che non c'era nessuna dietrologia). Alla fine, si è scampato l'illecito: la Corte , chiamata a dare un'interpretazione del diritto comunitario su tre quesiti, dopo una Camera di consiglio di una decina di minuti, ha chiarito che non può esserci violazione da parte dell'Italia degli articoli 154 e seguenti del Trattato di Roma (di cui ricorrono i 50 anni), come pure non può essere sollevata la violazione per la mancata attuazione della decisione che ha approvato l'infrastruttura di supporto al Corridoio. Ma non se la passa comunque liscia la Repubblica italiana: violazione c'è, ma dell'affidamento della concessione del terminale. L'Italia non avrebbe dovuto concederla. Dribblato anche il provvedimento provvisorio e cautelare: il giudice nazionale non può adottare una misura d'urgenza. Motivazione: l'infrastruttura non può essere compatibile con le caratteristiche carsiche (le rocce calcaree mal si adeguano alla destinazione all'alta velocità). E arriviamo infine al terzo punto: chi deve decidere. Si trattava di capire se la competenza ricadesse sul giudice sloveno, alla luce del principio del diritto internazionale di esenzione dello Stato straniero dalla giurisdizione. Responso: la domanda non è ricevibile. Al di là delle indicazioni della Corte , in questo scontro-confronto fra le controparti si è compreso bene che l'Università vuole formare i futuri avvocati sul tema delle grandi infrastrutture. Contenziosi in vista? |
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