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Messaggero Veneto, 13 gennaio 2008

Legambiente e Siulp sulla Tav: siano fatte scelte chiare e sostenute dal più ampio consenso

di (c.v.)  

MONFALCONE. «È nostra opinione che la questione relativa alla Tav siaessenzialmente un problema di politica dei trasporti e un problema tecnico, che non debba riguardare l’ordine pubblico. Si tratta di elaborare una scelta che, se non all’
unanimità, raccolga comunque un vasto consenso sulle scelte tecniche e progettuali da perseguire. Se questo non avverrà, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità, senza cercare ripieghi con soluzioni incerte e pericolose, pensando che le forze dell’ordine possano risolvere le controversie al posto di una politica incapace di
dialogare con la gente e con i suoi rappresentanti a livello locale».
Intervengono insieme, la segretaria regionale del Siulp, Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia per la Cgil, e il coordinamento regionale di Legambiente sulla vicenda Tav, chiedendo ancora una volta partecipazione democratica e chiarezza di scelte, proprio per evitare che la Tav porti a veri scontri civili.
Comune anche l’idea che la riduzione del traffico pesante sulle strade deve essere un obiettivo prioritario da perseguire nel più breve tempo possibile, sia per questioni ambientali che di sicurezza stradale, per gli utenti e per chi svolge quotidianamente il proprio operato, quali i lavoratori delle forze di Polizia.
«La notevole crescita del traffico pesante sulle autostrade crea, oltre a comprensibili problemi di traffico anche un peggioramento della capacità d’incidere nel controllo da parte delle forze di Polizia. Ridurre il traffico pesante – sostengono – permette di migliorare l’incisività dei controlli e uno dei temi più rilevanti, su cui da subito bisogna intervenire, è il controllo delle merci pericolose che transitano sulle nostre strade e autostrade».
Viene chiesta anche l’applicazione della normativa europea relativa alla tassazione del traffico pesante nelle aree sensibili e la capacità di cogliere le opportunità legate all’eliminazione dei controlli di frontiera, fatto che ha liberato una quantità significativa di forze di Polizia di Stato da destinare a controlli del traffico pesante e ferroviario. Riguardo alla partecipazione democratica viene osservato che la contestazione e l’opposizione da parte di molti cittadini ed amministrazioni comunali ai progetti fa comprendere che, in assenza di una reale partecipazione alle scelte politiche e progettuali delle comunità interessate dal percorso dell’Alta velocità/Alta capacità «si
andrà incontro, nel migliore dei casi, a forti contrasti con la popolazione. È del tutto evidente che l’unico modo di procedere è la partecipazione democratica da parte di tutti i soggetti interessati, come previsto dalla Convenzione di Aarhus».
Mancando una gestione partecipativa dell’intera partita Tav, Siulp e Legambiente immaginano la situazione che potrebbe venire a crearsi al momento dell’apertura
dei cantieri prevista nel 2010. Ipotesi che presenta elementi di preoccupazione, «poiché finora il rapporto con i cittadini è stato carente. Ci sono inoltre molte analogie (anche alcune differenze) con quanto successo in Val di Susa nel 2005. In Friuli Venezia Giulia come in Piemonte si prevede di costruire una galleria esplorativa (progetto Ronchi-Trieste del 2003) di diverse decine di chilometri, in un contesto gravato già da altre infrastrutture e ampiamente sconsigliato dalla complessa ed ancora poco conosciuta idrogeologia del territorio carsico. Nel corso degli anni – concludono – sono state organizzate molte assemblee pubbliche da parte di cittadini, associazioni e
comitati; sono stati elaborati documenti, formulate richieste di chiarimenti, proposte di collaborazione per trovare soluzioni alternative. A tutto ciò non si sono mai date risposte certe, né sul quadro progettuale, né sugli impatti e i presunti benefici dell’opera».
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