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Il Piccolo, 10 gennaio 2008 Il Corridoio cinque procede a due velocità: marcia in Friuli-Venezia Giulia, lento in Venetodi Francesco Jori Il consulente a Bruxelles per l’assessorato regionale alla mobilità denuncia ritardiBRUXELLES «C'è un ritardo significativo, e questo rappresenta un danno considerevole per il sistema economico veneto, vista la congestione attuale». E' netta l'analisi di Giorgio Dormal, consulente a Bruxelles per l'assessorato regionale alla mobilità: se in Friuli Venezia Giulia il corridoio V marcia, in quello veneto no. Il tracciato da Venezia al Tagliamento ha irrimediabilmente perso l'appuntamento con i co-finanziamenti europei, e adesso bisognerà recuperare. Spiega Dormal: «Negli scorsi anni abbiamo lavorato a Bruxelles con l'ottica di portare avanti il più possibile il progetto, in vista della nuova programmazione calendarizzata per il 2007, riuscendo ad attingere ad ue co-finanziamenti per la progettazione preliminare. In partenza, la Commissione Europea aveva quantificato in 20 miliardi la somma occorrente per finanziare i progetti dei vari corridoi previsti; cifra scesa poi a 8, da spalmare sui trenta progetti individuati come prioritari. Nell'ambito della programmazione multi annuale, spettava ai governi dei singoli Paesi presentare le loro proposte alla Commissione; perciò le Regioni dovevano intervenire sui rispettivi governi formulando i propri piani al riguardo». Veneto e Friuli-Venezia Giulia avevano raggiunto un'intesa tale da consentire loro di accedere ai co-finanziamenti europei per la progettazione preliminare della linea ad alta velocità/capacità tra Venezia e Trieste; ma a questo punto è emerso un problema di tracciato. Dormal riepiloga sinteticamente i fatti: «E' subentrata l'emergenza della terza corsia autostradale Venezia-Trieste, la cui soluzione in Veneto era bloccata dal nuovo tracciato della ferrovia, destinato ad affiancare l'autostrada, quindi con costi supplementari per i viadotti. Per cui, mentre il Friuli ha mantenuto l'impostazione originaria, il Veneto ha deciso che la ferrovia non doveva correre a lato della sede autostradale. Su questa base, il governo non avrebbe potuto presentare una proposta alla Commissione, perché sarebbe stata bocciata. Così la Venezia-Trieste non figura nel piano multi annuale di finanziamenti 2007-2013». Si sono dunque venute a creare due diverse situazioni: mentre il Friuli ha potuto attingere al pacchetto degli 8 miliardi per la progettazione delle tratte Ronchi sud-Trieste (24 milioni) e Trieste-Divaccia (22), il Veneto è fermo, alle prese con la definizione del nuovo tracciato. Che scenari si prospettano? Risponde Dormal: «Il nuovo coordinatore del corridoio V, l'olandese Ian Brinkhorst, ha espresso il desiderio di incontrare i responsabili della Regione, per chiarire il problema. Nulla è compromesso, ma occorre trovare soluzioni alternative per il tracciato, e intanto si accumulano ritardi pesanti per un corridoio che rappresenta una necessità vitale per il sistema Nordest. E' vero che ci sono ritardi pure altrove, ma è altrettanto vero che ci sono diversi progetti che stanno andando avanti». Di sicuro c'è che il corridoio V, sul fronte orientale procede a singhiozzo, con la sola tratta Padova-Mestre completata, e per il resto buio o quasi; in particolare, i 70 km della Venezia-Portogruaro rappresentano il punto più arretrato, con la sola novità della convenzione sottoscritta nelle scorse settimane tra Regione Veneto e Rete Ferroviaria Italiana per la progettazione preliminare della Mestre-Quarto d'Altino. E se a metà dicembre il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi ha garantito che i lavori tra Venezia e Trieste partiranno nel 2010, rimane il pesante pronunciamento del presidente di Ferrovie dello Stato Innocenzo Cipolletta nel settembre scorso al «meeting dei quarantenni» tenuto nel Vicentino: «Per il corridoio V a est di Milano i soldi non ci sono, neanche per la progettazione di alcune tratte». Paolo Costa, europarlamentare e presidente della Commissione Trasporti dell'Europarlamento, rinforza: «E' di drammatica evidenza come sul corridoio V si presenti un pauroso collo di bottiglia da Venezia a Trieste». E intanto, i ritardi accumulati danno spazio a una minaccia che non arriva tanto dalla temuta alternativa a nord, ma da quella ad est, segnala Ettore Incalza, già presidente di Ferrovie dello Stato: «Spesso nel dibattito sull'essenzialità del corridoio V si è fatto quasi un terrorismo ideologico sul rischio di vedere trasferire questo asse a nord delle Alpi. In realtà, non è questo corridoio che marginalizzerebbe l'Italia e distruggerebbe le grandi rendite di posizione del Nordest: il vero antagonista, il vero catalizzatore di un nuovo sistema comunitario, di un nuovo e più forte teatro economico, è il corridoio X, cioè l'asse Atene-Sofia-Budapest-Vienna-Praga-Norimberga-Dresda». Uno scenario alternativo in cui, avverte Incalza, l'antenna infrastrutturale Trieste-Divaccia sarebbe utile per collegare il bacino del Mediterraneo con il corridoio X. Sta al Nordest non perdere questa strategica partita. |
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