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Il Manifesto, 5 maggio 2007

Alta velocità, gigantismo e danni ambientali

di  Ornella De Zordo

Il processo in corso a Firenze sui lavori della linea ad Alta Velocità in Mugello fa luce su un aspetto finora ritenuto secondario nel bilancio della grande opera italiana per eccellenza, quello dei danni irreversibili al territorio. I consulenti tecnici della procura di Firenze hanno esplorato a fondo lo stato delle valli, hanno ascoltato testimoni, raccolto dati e paragonato lo stato ambientale del Mugello prima e dopo i lavori per la Tav. Il risultato è di una gravità estrema in quanto i consulenti dei magistrati hanno censito danni alle risorse idriche, per l'intercettazione di acque superficiali e sotterranee e il disseccamento di fonti per 113 milioni di euro. A questi andranno aggiunte altre decine e decine di milioni di euro per gli altri danni ambientali, certificati da altre tre consulenze tecniche.
Sul banco degli imputati ci sono 59 persone tra cui i dirigenti del Consorzio Cavet composto da Impregilo, Cmc-Cooperativa muratori e cementista, Fiat Engineering, Crpl-Consorzio ravennate di produzione e lavoro, di cui fa parte anche il Consorzio Etruria. Sempre il Consorzio Etruria fa parte del raggruppamento di imprese, capeggiato dalla emiliana Coopsette, che ha recentemente vinto, con un ribasso del 25%, l'appalto per la costruzione del sottoattraversamento fiorentino dell'Alta Velocità per un importo di 685 milioni di euro.
A Firenze i movimenti, il Comitato No Tav, Unaltracittà/Unaltromondo, le tante realtà della città che si impegnano per una mobilità sostenibile a vantaggio del bene comune, ma soprattutto sempre più cittadini, temono che la «diminuzione definitiva di valore economico attribuito dalla collettività alle risorse ambientali interessate», ovvero la devastazione mugellana indicata dai consulenti della procura, possa ora colpire inesorabilmente la città. I lavori del passante prevedono infatti un tunnel a doppia canna lungo tra i sette e i nove chilometri che attraverserà la città da Campo di Marte a Rifredi, passando a pochi metri dalla Fortezza da Basso, opera del Sangallo.
Le amministrazioni pubbliche, a partire da Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze, hanno eliminato fino ad oggi dal loro orizzonte l'alternativa di superficie molto meno impattante e che migliorerebbe notevolmente il traffico per i pendolari. Bucare il sottosuolo di Firenze è diventato un atout politico da cui non si può prescindere. Purtroppo per la cittadinanza le modalità progettuali e le garanzie sono le stesse che hanno portato al dramma del Mugello dove sono scomparsi venti fra fiumi e torrenti, cinque acquedotti, quarantacinque pozzi e settantatre sorgenti mentre i metri cubi d'acqua drenati durante i lavori sono stati non meno di 150 milioni. Per il sottoattraversamento fiorentino, esattamente come in Mugello e unico caso in Europa, la Valutazione di impatto ambientale viene fatta sul progetto preliminare invece che su quello definitivo.
Miliardi di euro di budget statale, il coinvolgimento pieno del capitalismo tradizionale e di quello cooperativo, il successivo, esemplare, l'allineamento delle amministrazioni pubbliche ad un progetto invasivo, nel nome di uno sviluppo che è solo crescita quantitativa, fanno dei lavori per l'Alta Velocità un totem politico/affaristico dal quale è difficile prendere le distanze, complice, spesso, una stampa disattenta, che non informa a dovere l'opinione pubblica.
Oggi i movimenti fiorentini, all'interno del movimento più vasto del
Patto di mutuo soccorso nazionale, hanno indetto una manifestazione per denunciare l'inutilità, i rischi e i costi monetari e ambientali de sottoattraversamento. L'appuntamento è per le 10 al Parterre di Piazza della Libertà per proporre un progetto di superficie rispettoso della città e dal valore economico di circa 200/250 milioni di euro. Chiedono allo stesso tempo una moratoria del progetto del tunnel, un atto di responsabilità dovuto da parte delle amministrazioni coinvolte nei confronti della città, dei cittadini e delle finanze pubbliche. Per chi lotta dal basso e cerca di fare rete con esperienze analoghe a livello regionale e nazionale non è mai troppo tardi per rimettere in discussione una scelta sbagliata. Intanto il consiglio regionale, nella seduta di mercoledì, ha visto Marino Artusa, l'assessore all'ambiente della giunta Martini, rispondere con poca convinzione "non possiamo esprimere nessuna valutazione" a chi domandava quale sarebbe stato il ruolo della Regione Toscana nella richiesta di risarcimento alle imprese della tratta mugellana. Una risposta evasiva, che palesa una contiguità perlomeno culturale con parte delle imprese che dovrebbero risarcire i danni, ci riferiamo naturalmente a quella parte della cooperazione rossa che, in nome del business, non distingue più tra opere pubbliche necessarie e opere che colpiscono la collettività, dai centri di permanenza temporanea all'alta velocità, dalle basi americane ai tanti lavori pubblici figli di una visione sviluppista oramai anacronistica.
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