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| Home > fonti >Il 'Terremoto' TAV in tribunale | ||||||
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La Stefani - settimanale bolognese, 10 marzo 2008 'Terremoto' TAV in tribunaledi Dario Aquaro e Melania Di Giacomo I cittadini preparano una nuova battaglia per i risarcimenti, dopo quella per polveri e rumori. Le Ferrovie prendono tempo. Di chi sono le responsabilità? Progettisti e imprese si accusano a vicenda. Per l'assessore Zamboni "il progetto è stato ampiamente valutato". Ma gli assestamenti del terreno dopo gli scavi avranno durata lunghissima (...) (segue) Le crepe sul soffitto, il pavimento che vacilla, le porte che rimangono bloccate, le scale del condominio lesionate e una melma densa che sale dalle cantine. E' l'effetto che i lavori della Tav stanno producendo sui palazzi di via Carracci. Da alcuni mesi, al civico 3, la signora Giovanna ha una delle camere di casa interdetta. Già nella primavera scorsa aveva notato delle lesioni, poi in estate un tonfo dall'ultima stanza in fondo al corridoio. Un lastrone di intonaco e calcestruzzo si era staccato dal soffitto, mandando in frantumi il tavolo di cristallo. I vigili del fuoco per sicurezza le hanno imposto di non entrare nella camera; ogni tanto, infatti, un pezzo di muro viene già. Le crepe camminano lungo le pareti e vengono monitorate da un apparecchio che misura le vibrazioni, applicato dai periti. Ha voglia di raccontare, ma il suo avvocato le ha raccomandato di non essere "troppo" precisa, perché è tra quelle persone che hanno citato per danni Rfi e l'impresa che esegue i lavori e c'è di mezzo una causa civile. I lavori della linea dell'Alta Velocità hanno sconvolto via Carracci. E si è aperto un conflitto nelle aule di tribunale tra il gruppo Ferrovie dello Stato e gli abitanti e i commercianti. Da un lato ci sono l'Rfi (il gestore della rete ferroviaria), Italferr (l'azienda del gruppo che si occupa dei servizi di ingegneria) e gli appaltatori; dall'altro, noti imprenditori e anonimi proprietari, che lamentano rumori, polveri, e più in generale disagi transitori dovuti all'affaccio sul cantiere e agli scavi notturni, come da mesi riportato dalle cronache. Ma non solo. Danni alle strutture, crepe evidenti negli appartamenti e scale pericolanti. In merito ai risarcimenti richiesti, la posizione delle Ferrovie non è chiara. Abbiamo contattato l'azienda che però si è riservata di rispondere in seguito. Intanto i cittadini, a titolo personale o organizzati in gruppi, si stanno muovendo a livello legale su due fronti: quello dei disturbi derivati dalla convivenza con il cantiere, e quello dei danni inflitti agli edifici. Su tutto vigila l'Osservatorio Ambientale sulla Tav, un tavolo di confronto e supervisione voluto dal ministero dell'Ambiente e in cui sono rappresentati gli enti coinvolti nell'opera. Da gennaio coordina le perizie che i tecnici di Rfi, delle imprese esecutrici e del Comune stanno eseguendo per arrivare alla verifica sui "testimoniali di stato", cioè al raffronto tra la situazione attuale e quella registrata prima dell'inizio dei lavori. Via Carracci è una faccenda intricata. Una strada che è una frontiera, con quella barriera di cemento che la affianca per una parte e che la rende, suo malgrado, il primo avamposto di difesa del quartiere. Oltre il muro c'è il cantiere dell'Alta Velocità, si lavora all'ultima tratta della linea Firenze-Bologna e all'avveniristica stazione integrata FS e Metropolitana. La strada porge un fianco che Rfi, l'azienda monopolista della rete ferroviaria, divide in due lotti e affida a due colossi dell'edilizia che operano con tecniche diverse. La barriera si interrompe, i cantieri continuano e al lotto 11 della società Astaldi segue il lotto 8/A della Condotte s.p.a. Per i residenti e i commercianti sono dei vicini ingombranti, eppure i lavori "si devono fare". Gli scavi producono un piccolo terremoto che dura da mesi: vibrazioni tradotte in danni statici alle strutture. Il "terremoto annunciato" porterà verosimilmente degli effetti a lungo termine, estesi all'intera zona. "Si è prodotta un'alterazione dello stato tensionale del terreno, e gli assestamenti avranno durata lunghissima", spiega il professor PierVincenzo Righi, geotecnico dell'Università di Bologna, secondo il quale forse non si è tenuto conto della natura alluvionale del terreno. Così, nelle palazzine vicino al ponte di via Matteotti, le scale sono puntellate, le stanze degli appartamenti attraversate da vistose crepe e dichiarate inagibili dai vigili del fuoco. E ancora, all'altro estremo della strada, nei pressi del canale Navile, ci sono edifici sconnessi e sprofondati di alcuni centimetri. Qui, evidenzia il professor Righi "l'abbassamento, che era previsto nell'ordine dei 2-3 centimetri, in alcuni casi è stato superiore agli 11. Su un terreno di eguale composizione, si è intervenuti in maniera diversa, in ragione delle caratteristiche degli edifici sovrastanti e della densità dell'abitato. Nella parte iniziale, dal ponte fino all'incrocio con il passaggio a livello, i danni ai condomini sono dovuti ai tiranti". Infatti, per la costruzione del tunnel lungo 600 metri, e profondo dai 7 ai 24 metri, la Astaldi ha eretto un muro di contenimento ancorato al terreno per mezzo di getti di cemento armato, sparati in diagonale fin sotto le fondamenta degli edifici di fronte. Gli effetti dell'intervento sono visibili lungo la strada: a novembre c'è stata la rottura della condotta fognaria, e oggi sul marciapiede le crepe a intervalli regolari segnano l'asfalto in orizzontale. Sulla questione si sbilancia l'architetto Alessandro Di Stefano, presidente dell'Osservatorio ambientale sulla Tav: "Ho il sospetto che Astaldi abbia commesso errori di esecuzione dei lavori, non rispettando le distanze tra i tiranti". In corrispondenza del lotto Condotte, sotto ai locali di proprietà della Finfer, in affitto all'officina Jaguar di Romano Bernardoni e allo studio dell'architetto Mario Cucinella, è stata utilizzata una tecnica costosa, finalizzata a contenere i danni agli edifici. Consiste in una serie di micro tunnel riempiti poi con il cemento, in maniera da sostenere il terreno per la costruzione della volta. Secondo Righi "evidentemente qualcosa è andato storto. C'è stato uno scivolamento del terreno verso il canale e la parete di un capannone si è completamente staccata dal resto dell'edificio, tanto che al momento i lavori sono fermi e si riflette su come evitare ulteriori danni". Sulle lesioni, progettista ed esecutore si rimpallano le responsabilità, nonostante la legge quadro in materia di lavori pubblici (109/94) attribuisca all'esecutore gli oneri derivanti dai danni a terzi. L'assessore comunale ai lavori pubblici Maurizio Zamboni spiega che "se ci fosse un errore in fase progettuale, ci sarebbe una corresponsabilità. Ritengo comunque - prosegue Zamboni - che il progetto sia stato ampiamente valutato. Che poi a valle si possano avere effetti non previsti non lo posso escludere". In questa storia di disagi e risarcimenti, rimane la disparità di trattamento delle parti lese. Lo studio Cucinella è stato prontamente trasferito in uno stabile il cui affitto è in parte pagato da Rfi. La signora Elena, che abita nel palazzo alle spalle dello studio sgomberato, ha trascorso invece l'inverno con la finestra aperta perché il telaio è uscito dalla sede. Mentre l'amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti professa sicurezza, "L'Alta Velocità e le Grandi Stazioni sono tra quelle opere architettoniche che tramanderemo ai posteri", i proprietari degli appartamenti temono di dover pagare un costo troppo alto anche per un'opera di "preminente interesse generale". http://lastefani.it/settimanale/article.php?directory=080310&block=0&id=1 |
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